Le Leggende
della Valle

La storia documentata finisce negli archivi. Ma nelle stalle e nelle veglie, d'inverno, la valle raccontava un'altra versione — e qualcuno la racconta ancora.

I.

La fontana piuciusa

Castellaro · Passo del Lupo, sopra Vairo

Si racconta che Jacopo Vallisneri, l'ultimo signore del Castellaro, non cadde durante l'assedio. Cadde a tradimento, per mano di chi chiamava compagni: un cavaliere dei Cavalli e uno dei Cortesi lo sorpresero chino a bere alla fontana piuciusa, lungo la mulattiera del Passo del Lupo, e d'un colpo solo gli mozzarono la testa.

La testa rotolò e rimbalzò tre volte sulla pietra. E dove toccò, la roccia si scavò: i tre buchi, dicono, si vedono ancora. Solo il suo cane, Pelo Moro, gli rimase accanto.

I due traditori — aggiunge la leggenda — ebbero in cambio dal Vescovo l'esenzione dalle tasse, per sé e per i propri discendenti. Ed è qui che il racconto si fa inquietante: nei documenti, le due famiglie risultano esentate davvero. Da sempre.

Ma lo spirito di Jacopo non ha mai lasciato la valle. Per secoli si è raccontato che il fantasma decapitato vegli ancora, col terribile Pelo Moro, sul tesoro nascosto tra le macerie del castello. E chi sale oggi ai ruderi parla di una capra bianca, immobile tra le pietre, che osserva. È lui — dicono i vecchi. Fa ancora la guardia a quel che resta.

Dipinto notturno: la fontana al chiaro di luna, il cane nero accanto, la capra bianca sui ruderi del castello
La capra bianca del Castellaro · Ricostruzione pittorica · Archivio del Borgo

II.

Belzebù alle Torri dei Castiglioni

Val Cedra · tra Zibana e Isola

Più a monte, dove la Val Cedra si stringe tra Zibana e Isola, si alzano le guglie di un fortilizio in rovina: le Torri dei Castiglioni, il «Castione» delle antiche carte. Solo a guardarle, mettono addosso qualcosa di sinistro.

Nelle notti senza luna — lo confermano ancora oggi i più anziani — tra quelle rovine si aggira Belzebù in persona: si muove saltellando di qua e di là, accende vistose scintille verdi e rosse, e lascia nell'aria un odore acre di zolfo e di bruciato.

C'è chi fa notare che gli antichi castelli della valle, uniti su una carta, disegnano la forma di un pentacolo — e che le Torri sorgono proprio lì in mezzo. Le vecchie del paese, intanto, raccontavano d'altro: dei folletti che di notte entravano nelle stalle a fare le trecce ai cavalli.

Dipinto notturno: le tre torri in rovina sotto un cielo stellato, scintille verdi e rosse tra le merlature
Le Torri, in una notte senza luna · Ricostruzione pittorica · Archivio del Borgo

Dalla leggenda alla pietra

Le Torri furono ricostruite verso il 1890 dall'avvocato Domenico Castiglioni, che incise sul portale il motto «Amor et Fides». Ma molto prima, un ramo di quella casata aveva aggiunto al proprio cognome «della Scala di Caneto»: gli eredi di Giovanni della Scala sono documentati qui dal 1357. La loro casa esiste ancora — è Ca' di Scala, la prima borgata che incontri entrando in paese.

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