La memoria del paese
Mille anni di silenzio e di fatica. Caneto è citato per la prima volta nell'anno 948 d.C., tra i possedimenti concessi da Re Lotario al conte Maginfredo di Parma. Da allora, una comunità testarda ha costruito, resistito, e tramandato.
La festa nell'aia, con la fisarmonica
Archivio di famiglia · Caneto, metà '900
Prima che Re Lotario menzionasse Caneto nei documenti, queste terre erano già abitate. I Liguri — un'antica popolazione preromana che occupava gli Appennini settentrionali — controllavano le vie naturali tra il Mar Tirreno e la Pianura Padana. Tra il III e il II secolo a.C. una lunga guerra li oppose a Roma: nel 155 a.C. l'esercito romano sconfisse definitivamente le ultime tribù sugli Appennini. I Romani codificarono poi l'antico tracciato nell'Itinerarium Antonini come la «Strada delle Cento Miglia» — esattamente cento miglia da Parma a Lucca, passando per la Val Cedra, Zibana e il Passo del Lagastrello. Quella strada è l'antenata diretta della Via di Linari che ancora oggi attraversa Caneto.

Caneto compare per la prima volta nei documenti storici. Re Lotario concede al conte Maginfredo di Parma un vasto territorio che comprende le terre di Caneto. Il nome del borgo deriva probabilmente da un fitonimo latino: il luogo delle canne. Siamo nell'Alta Val Cedra, terra di montagna tra Parma e Reggio Emilia, al confine con le Terre Matildiche dei Canossiani.

Nella chiesa di Vallisnera i cavalieri della consorteria — Nicolò e Zibello di Vallisnera, con altri nobili della valle — promulgano uno statuto che regola la convivenza tra signori e uomini liberi: gli obblighi, le decime, i consoli dei nascenti comuni rurali. È uno dei più antichi esempi di legislazione rurale di montagna in Europa. Un capitolo vieta persino di accendere fuochi sopra la fontana di Capaccione, per proteggere i boschi dagli incendi. Otto secoli fa, in queste valli, la legge nasceva già dal basso.

La Chiesa di San Giovanni Battista è documentata per la prima volta. Conserva ancora oggi una scultura medievale unica nel suo genere: il «Guerriero», una figura armata di lancia. È gemella di quella un tempo custodita nell'Abbazia di Linari, sul crinale tosco-emiliano — a conferma dei legami profondi tra Caneto e il grande cammino dei pellegrini che attraversa il borgo. Alcuni storici ipotizzano che all'Abbazia operassero i Cavalieri del Tau di Altopascio — monaci-guerrieri che assistevano i pellegrini e mantenevano i ponti; la statua gemella, identificata come San Giorgio, fu in seguito trafugata.


Caneto entra nei possedimenti della consorteria dei Vallisneri, i Cavalieri dell'Alta Val Cedra. Questa potente famiglia di origine longobarda controllava l'intera vallata attraverso un sistema difensivo di borghi fortificati posizionati in modo da controllarsi otticamente a vicenda. Il sistema rendeva la valle quasi inespugnabile. I Vallisneri ricoprirono un ruolo centrale nella formazione delle terrae militum dell'Appennino parmense dall'XI al XV secolo.

La fine dei Cavalieri. La Repubblica di Parma invia centoventicinque cavalieri al comando del Conte Anguillara contro Jacopo Vallisneri, asserragliato nella fortezza del Castellaro, al Passo del Lupo sopra Vairo. Dopo un lungo assedio la fortezza capitola e viene rasa al suolo. Quattro secoli di dominio dei Cavalieri sulla valle finiscono tra quelle macerie: da quel momento le Valli saranno amministrate da un Podestà residente a Palanzano. La memoria popolare aggiunge la sua versione: Jacopo, tradito da due compagni d'armi, decapitato mentre beveva alla fontana «piuciusa» — e il suo spirito che ancora veglia sui ruderi, in forma di capra bianca.

La Via di Linari attraversa Caneto. Parallela alla Via Francigena, collega Fidenza all'Abbazia di Linari vicino al Lagastrello, per poi proseguire verso Roma attraverso la Toscana. I pellegrini si fermavano all'osteria del borgo — il nome di un'intera borgata, l'Ostaria, ne è rimasto. Nel 2016 la Regione Emilia-Romagna ha riconosciuto ufficialmente il tracciato storico, che attraversa la Riserva UNESCO dell'Appennino Tosco-Emiliano.

Per secoli Caneto fu un paese viticolo. La posizione a «sole attivo» — esposta a meridione senza montagne che facciano ombra — favoriva la maturazione dell'uva sui versanti soleggiati. Nelle anguste cantine di pietra, scavate sotto le case, si produceva un vino eccellente che circolava tra le famiglie e veniva offerto ai pellegrini che passavano. La coltivazione si è gradualmente abbandonata con lo spopolamento del dopoguerra. Le cantine esistono ancora.

Dalla casata che per secoli aveva dominato la valle con le armi nasce l'uomo che la rese celebre con la scienza. Antonio Vallisneri (1661–1730), medico e naturalista della stirpe dei Cavalieri, professore a Padova, fu tra i padri della geologia moderna e corrispondente dei grandi scienziati d'Europa. Il cognome che per quattro secoli aveva significato spade e decime, da allora significa anche fossili, sorgenti e ragione.

La chiesa viene ricostruita. Un portale privato in arenaria, decorato a zigrino con la Croce di Malta incisa sull'architrave, testimonia la presenza di una famiglia nobile nel paese. Quel portale esiste ancora, nei pressi di Ca' d'Japèn. Nello stesso periodo viene edificata la «casa con balchio» — scala esterna con loggiato su pilastri con base e capitello, raro esempio di architettura spontanea appenninica sopravvissuto intatto.

Durante la seconda guerra mondiale, il territorio di Palanzano — di cui Caneto fa parte — fu sottoposto per venti mesi a rappresaglie, distruzioni e deportazioni in massa da parte delle forze tedesche. Le famiglie delle borgate sopportarono sacrifici, privazioni e stenti. Eppure, con quello che la motivazione ufficiale descrive come «spartano senso del dovere», la popolazione contribuì attivamente alle formazioni partigiane: materialmente, moralmente, con i propri figli. Il Comune di Palanzano fu insignito della Medaglia di Bronzo al Valor Militare. La motivazione recita: «Con spartano senso del dovere, accettava il sacrificio di sangue dei propri figli, caduti per gli ideali di giustizia e di libertà.» Quei nomi sono ancora scritti da qualche parte nelle borgate.

Gli abitanti costruiscono con le proprie mani un acquedotto. Nessun ente pubblico: solo la volontà collettiva dei canaioli. L'acquedotto è alimentato dalle dodici sorgenti naturali della gola sovrastante il paese — una gola selvaggia e bellissima, percorsa dal Rio della Borella e dal Rio di Veronco, che confluiscono nel Torrente Cedra. Funziona ancora oggi. Le sei fontane nelle aie delle borgate sono ancora attive, estate come inverno.

I canaioli ideano e costruiscono il rifugio Bastianel a 1163 metri di quota, raggiunto da 4 km di sterrato sopra il paese. Nessun finanziamento pubblico: solo l'orgoglio di chi è nato qui. Dal rifugio, in mezz'ora di cammino, si raggiunge il crinale del Monte Caio. Ogni 15 agosto, decine di persone si ritrovano in mezzo ai faggi per la festa del borgo.

Il territorio del comune di Palanzano, che comprende Caneto e tutte le borgate della Val Cedra, è stato riconosciuto dall'UNESCO come parte della Riserva della Biosfera MAB (Man and the Biosphere) dell'Appennino Tosco-Emiliano. Il riconoscimento è fondato sull'eccezionale biodiversità del territorio — boschi di castagni e faggi, prati foraggeri di alta quota, pascoli antichi, sorgenti naturali — e sull'armonia secolare tra attività umana e ambiente naturale che caratterizza questi luoghi. La Riserva abbraccia l'Appennino tra Parma, Reggio Emilia, Massa Carrara e La Spezia. Essere parte di un Patrimonio dell'Umanità non cambia nulla per i canaioli. Ma dice qualcosa su questo posto — e su chi lo ha tenuto in vita.

Caneto conta circa trenta residenti stabili. D'estate la popolazione si moltiplica: chi torna alle proprie radici, chi scopre il borgo per la prima volta, chi sale al Caio, chi percorre la Via di Linari. L'inquinamento più vicino è a 50 km. Il verde si vede a perdita d'occhio. Il sole non tramonta mai senza averlo visto.

I nomi delle borgate — dialetto parmense (canaiolo)
Ca' di Scala · Ca' d'Vintura · Ca' d'Japèn · Ca' d'Mati
Ca' d'Chichèn · l'Ostaria · Ca' d'Pidola
Il Mulino · Corniana